Pillole

Le pillole vogliono essere un antipasto rispetto agli articoli che verranno più estesamente evidenziati nelle sezioni di Psicologia Somatica e Trauma Recovery.

Rappresentano per chi scrive la possibilità di offrire qualche pensiero, a partire dall'esperienza maturata in 30 anni di attività, su questioni che la psicologia da sempre condivide con altre discipline scientifiche, non soltanto sanitarie.

Tali ambiti spaziano fino all'etica, I'epistemologia (una sorta difitosofia della Scienza), l'omeopatia, la sociologia, l'etologia ed altri ancora.

Spero che il linguaggio all'interno di queste righe possa risultare comprensibile a tutti, anche alfine di ampliare la sensibilità delle persone su tematiche che li riguardano direttamente e quotidianamente, ma su cui di solito non si riflette a sufficienza.

La nostra è un’epoca di rapporti e comunicazioni in parte virtuali, che di presenza. Le prime sono caratterizzate da scritti rapidi, incisivi,  brevi, ‘accorciati’, i secondi esaltano la ri-conoscenza e il ri-conoscimento visivo e l’espressione visuale, il sorriso, l’intonazione, la prosodia, il contatto fisico, attraverso l’abbraccio e i baci, con comunicazioni molto più prolungate. Due forme molto diverse e complementari.

Grazie al covid ci è stato imposto di rinunciare al secondo tipo di comunicazione, in favore di una comunicazione sempre più virtuale, con imposizione del DISTANZIAMENTO e del divieto di CONTATTO FISICO.

Il contatto fisico per i ragazzi contrassegna il rapporto di STATUS, per capire chi è più forte, ma anche la DISTANZA EMOTIVA fra le persone, quanto l’altro mi tema (fisicamente ma anche psicologicamente). Il dover tenere l’altro a distanza per un bambino o ragazzo non ha un senso compiuto.

La FISICITA’ ... 

Ma se non possiamo avere la certezza di non incrociare in alcun modo un virus così contagioso, come faremo a non preoccuparci, a mantenere un equilibrio psico-fisico adeguato?

Se la preoccupazione di poter contrarre il virus ci spingesse a pensare oltremodo a come difenderci, diventando fobici rispetto ai nostri simili (possibili ‘untori’) arrivando a sanificare il computer su cui lavoriamo solo noi due volte al giorno...

Occorre vivere bene le nostre giornate, mantenendo una serenità prolungata e duratura. La qualità dei rapporti per noi significativi è essenziale: i rapporti con i famigliari, la famiglia convivente, con i colleghi, gli amici, i vicini di casa…

La mancanza di serenità a causa di rapporti infelici o conflittuali, preoccupazioni lavorative, scarse occasioni di scambio amicale e sociale o la solitudine, sono aspetti che, unitamente a situazioni che sono per noi stressanti, possono destabilizzare i nostri sistemi di regolazione dell’organismo già elencati (sistema nervoso, ormonale, immunitario, psicologico, la cui integrazione viene studiata in psico-neuro-endocrino-immunologia)...

La SALUTE è un meccanismo emergente. Emergente significa che è la risultante di più fattori, parecchi per la verità. E’ uno stato di equilibrio ecologico, che non si nota quando c’è ma quando manca. E’ data dall’intreccio organizzato di componenti che determinano il nostro organismo. La centralina che prende parte ai vari equilibri dell’organismo è sempre la stessa: il cervello.

DA MENTE E SALUTE N. 115 LUGLIO 2014

TITOLO: MEDICINA NARRATIVA, di Daniela Ovadia.

“Non si tratta di un semplice ascolto empatico lasciato al personale sanitario di buon cuore, ma di una tecnica precisa che colloca al centro del rapporto tra medico e paziente il racconto della malattia” […], talvolta i medici mancano della capacità di riconoscere le difficoltà dei loro pazienti, di empatia estesa verso coloro che soffrono e di unirsi sinceramente e coraggiosamente a loro nella malattia. Una medicina competente solo sul piano scientifico non può aiutare il paziente a fare i conti con la perdita della salute o a trovare un significato per la sua sofferenza […]

Cosi scrive Rita Charon, medico in un lavoro pubblicato sul «Joumal of American Medical Association» nel 2001 e  considerato il primo documento teorico completo della medicina narrativa, una nuova corrente di pensiero all’interno della pratica medica nata negli Stati Uniti alla fine degli anni novanta.

La medicina moderna predilige i dati obiettivi […] induce un’asimmetria tra il curante e il malato, per via delle maggiori conoscenze teoriche necessarie a capire la malattia ma anche le terapie […]; usa un linguaggio sempre più incomprensibile ai non iniziati… e il malato viene informato solo in modo superficiale e più per obbligo di legge che per reale interesse… Il vissuto di malattia è importantissimo per ottenere dati sulla qualità di vita e sull’efficacia delle cure. Una terapia che agisce sul disturbo ma non migliora la vita del paziente può anche essere scientificamente perfetta, ma è quasi inutile… Il paziente ha bisogno di non essere solitario ma di poter contare sull’ascoltatore […]

Spesso è dai loro racconti che emerge quel sospetto che consente al medico di arrivare a una diagnosi non facile… dice la d.sa Domenica Taruscio nominata tra i consulenti della Commissione Europea sulle malattie rare.

Non solo: la narrazione favorisce una migliore adesione alle terapie e permette al medico di verificare se effettivamente il malato segue i suoi consigli…e aumenta il materiale utile per mettere a punto nuove cure.

Raccontarsi fa bene anche ai medici, che possono interpretare le proprie risposte emotive, possono dare un senso al loro viaggio quotidiano per affrontare anche la fatica di entrare in empatia con persone molto sofferenti o morenti…

Un paziente che si racconta e viene ascoltato prenderà sicuramente decisioni più consapevoli…una delle chiavi del cosiddetto empowerment del paziente, quel processo di crescente autonomia decisionale dei malati al quale aspira la medicina moderna”. 

Nel numero di aprile anno 2015 della rivista ‘Mente e Cervello’ l’articolo di pag. 25 ‘Le origini nel narcisismo dei bambini’, si riporta quanto segue.

“ll narcisismo emerge fin dall'infanzia, in bambini sopravvalutati dai genitori: è quanto emerge da una ricerca pubblicata sui ‘Proceedings of the National Academy of Sciences. Malgrado la mole di studi sull'argomento, l'origine del narcisismo non è ancora stata chiarita, e attualmente si fronteggiano due modelli. Nella teoria dell'apprendimento sociale, si ritiene che un bambino abbia più probabilità di diventare narcisista quando i suoi genitori lo sopravvalutano, suggerendogli l'idea di essere speciale rispetto agli altri. Nella teoria psicoanalitica, invece, il piccolo narcisista ha origine da genitori che mancano di calore affettivo nei suoi confronti. […] Per verificare quale delle due ipotesi fosse la più probabile, Eddie Brummelman e i suoi colleghi dell'Università di Amsterdam, nei Paesi Bassi, hanno valutato  565 bambini olandesi di età compresa tra 7 e 11 anni, sottoponendoli, insieme a 705 dei loro genitori, ad alcuni questionari nell'arco di un anno e mezzo. Dall'analisi delle risposte è emerso che la sopravvalutazione da parte dei genitori era un elemento correlato al tratto narcisistico dei bambini, mentre non è risultato nulla di rilevante per la mancanza di calore nelle cure genitoriali” (articolo a cura di Carola Bimbi).

Ciascuno di noi alla nascita eredita i cromosomi di papà e mamma. In eguale misura. Alcuni s’imporranno (i geni dominanti) e altri resteranno sullo sfondo (geni recessivi) senza caratterizzarci. Ma ereditiamo solo il colore degli occhi, le caratteristiche fisiognomiche, la lunghezza degli arti e simili caratteristiche o anche delle caratteristiche caratteriali? Alcune di queste domande verranno studiate e forse risolte grazie al contributo dell’epigenetica, una branca della scienza che studia le alterazioni che influenzano l’espressione genica senza modificare la sequenza del dna. Attraverso questa via si possono trasmettere non solo caratteri o caratteristiche somatiche, ma anche aspetti del carattere, delle inclinazioni temperamentali o persino delle attitudini personologiche derivate da esperienze di vita vissute in utero o dai genitori.

Molti anni fa credevo che i contenuti intrapsichici inconsci fossero la chiave di volta della nostra attività mentale.

Anni dopo credevo invece che le relazioni fra le persone fossero la chiave dei moventi alla base dei comportamenti delle persone.

Non sbagliavo né in un caso né nell’altro: sono molto i fili conduttori dell’attività mentale consapevole e subconscia. Noi comunichiamo incessantemente con gli altri ma anche con noi stessi, e i due tipi di dialoghi sono in stretto rapporto e affinità.