LA SOMATIZZAZIONE NEL SISTEMA DIGERENTE (parte I) In evidenza

Mar 18

Il sistema digerente è collegato sia al piano mentale che emozionale. Riceve infatti il nutrimento e lo tratta, smembrandolo e rendendolo assimilabile dall’organismo.

A quanto pare, più il soggetto indulge nei pensieri e nel dialogo interno senza soluzione,  più  difficoltà manifesterà nella digestione. Le cene di lavoro vanno bene, però spesso mentre si cena si ride si scherza ma solo alla fine si parla di lavoro. Anche il grado di introversione (cioè quanto tendiamo a non socializzare i nostri vissuti interni) appare un indice che mal si accompagna con un’ottimale capacità di assimilazione dei cibi e successiva attività digestiva.

Il nutrimento dell’organismo avviene parallelamente a più livelli: a livello di nutrienti derivanti dalla dieta, a livello di percezione cognitiva dell’ambiente, a livello di emozioni interiorizzate nel corso della giornata. Tali emozioni, in parte vengono a loro volta assimilate e fatte proprie dall’individuo, che le interpreta alla luce dei propri schemi e significanti personali, dando dunque un senso compiuto agli eventi, cui le reazioni emotive possono rispondere in maniera congruente, in quanto relative a situazioni per il soggetto accettabili. In altri casi, quando le emozioni provate non si abbinano bene agli eventi, rimangono “irrisolte”, e dunque vengono immagazzinate nel subconscio per essere ‘scomposte, lavorate e metabolizzate’ attraverso l’attività onirica (il sonno).

Le emozioni non risolte spesso si fissano anche nei muscoli, creando dei blocchi energetici che possono creare situazioni spastiche o mialgiche a livello locale. Esempi grossolani di tali blocchi si realizzano nelle sedi del trapezio (con blocchi o cervicalgie), ma soprattutto negli spasmi allo stomaco, o tramite il rallentamento del transito intestinale, fino ad arrivare stati clinici di atonia intestinale, con feci trattenute. Anche alcune forme di spasmi al piloro possono essere dovute  a cause psicosomatiche.

A seconda dell’effetto che a livello esistenziale le emozioni e certi vissuti esperienziali producono, possiamo avere come detto blocchi oppure reazioni fisiche di tipo ulcerativo o sclerotico. Molte ulcere, gastriche e duodenali ad esempio, possono avere un’importante componente eziologica (causa) in una reazione a certe situazioni o eventi ambientali da parte dell’individuo che a livello subconscio viene interpretata come insufficiente. La reazione che ne deriva, specie se a livello emozionale viene in parte ad essere repressa, viene ad esprimersi nonché a scatenarsi ad un altro livello, avvertito in quel momento meno pericoloso per l’omeostasi psicofisica della persona. La zona del plesso solare è una delle zone del corpo favorite per la raccolta delle emozioni. Non a caso nei detti popolari si è sempre detto che bisogna a volte sentire o comportarsi “di pancia”. Il fegato è sempre stato invece abbinato allo scarico della rabbia, e la bile al deposito delle amarezze. Il rene, drena non solo le sostanze, selezionando quelle da scartare e riproponendo quelle da rimettere in circolo, ma drena anche le emozioni. Il colon irritabile come risaputo, risente a sua volta delle esperienze negative vissute dal soggetto, come pure del suo modo più o meno ansioso di reagire alle situazioni.

I conflitti interiori come noto, così come le paure e lo stress, ‘graffiano’, mordono’ e a volte ‘bucano’ i nostri visceri. Le aggressioni esogene ed endogene, che spesso si intrecciano, vengono poi cementate dalla predisposizione individuale che in ognuno di noi costituisce l’elemento ‘personale’ della patologia. La persistenza di fattori stressogeni (o stressor) può modificare l’assetto immunologico dell’individuo; dal perfetto funzionamento della digestione dipende l’assimilazione del nutrimento, mentre dall’efficienza del suo sistema immunitario la possibilità di non venir aggrediti da ciò che ingeriamo.

Buona parte delle esofagiti da reflusso paiono dovute a turbe funzionali. Anche molte gastriti sembrano contare,  fra i diversi fattori di insorgenza (farmaci, alcol, intossicazioni alimentari, ecc.) gli stress acuti. Anche la gastrite cronica e l’ulcera peptica trovano correlazioni negative nel surmenage lavorativo, nella tensione sul lavoro come in famiglia, o nella sregolatezza della vita quotidiana, poggiando in molti casi su un terreno soggettivo ansioso, e su segnali come scarsa qualità e/o profondità del sonno. Si sono segnalati molti casi in cui un’ulcera duodenale è stata favorita da situazioni di stress psicologico. Occorre in certi casi aumentare in modo aspecifico le capacità organiche di difesa contro fattori stressogeni. Come già accennato, per combattere alcune patologie piuttosto frequenti come la stipsi cronica sempre più si ricorre oltre che ai farmaci ad interventi sull’alimentazione (cibi integrali, ricchi di fibre e che stimolino la peristalsi, oltre all’assunzione di abbondanti quantità d’acqua), a consigli sull’igiene di vita (per combattere la sedentarietà, lo stress, la fretta, ecc.) e interventi per modificare le cause psicogene (interventi psicologici).