LA SOMATIZZAZIONE NEL SISTEMA DIGERENTE (parte II) In evidenza

Mar 18

La sindrome del colon irritabile è probabilmente dovuta sia ad una causa di tipo metabolico (scarsa capacità digestiva, abusi alimentari, allergie o intolleranze) che ad una causa di tipo mentale (legata alle emozioni, al temperamento individuale, alle nevrosi, allo stress, a shock e paure più o meno pregresse e profonde); in tutti i casi, bisognerà rendere l’intestino meno reattivo agli impulsi nervosi.

Il termine sindrome si riferisce ad una serie di sintomi, la cui compresenza (di almeno tre) può permetterne al medico la diagnosi: il dolore alleviato dalla defecazione, la diarrea, la stipsi, l’alvo alterno (alternanza fra le due precedenti), tensione nella defecazione (dischezia), senso di evacuazione incompleta, urgenza nella defecazione, muco fecale, ripienezza addominale e gonfiore (meteorismo).

Esiste una forma di dispepsia di tipo “idiopatico”, che va studiata con attenzione, essendo spesso derivata per esclusione, e dunque risultando da un quadro diagnosticamente ancora poco chiarito. La dispepsia funzionale molto spesso veniva accompagnata da una diagnosi accessoria di ‘distonia vegetativa’ o ‘distonia neurovegetativa’, ad indicare un coinvolgimento del sistema nervoso autonomo, che come risaputo è molto sensibile all’influenza emotiva, ed è responsabile dell’aumento o della diminuzione della motilità intestinale. Sia la stipsi che la diarrea, con opposti esiti, vengono in parte influenzati da una componente ansiosa dell’individuo. A riprova di ciò la constatazione che la defecazione può essere sia provocata che inibita mediante ipnosi. Caratteristiche risposte o cause psicologiche, come un’educazione sbagliata, la vanità, il pudore, l’adattamento agli obblighi professionali e/o sociali, possono essere causa di costipazione rettale e stipsi.

Per concludere, noi “mandiamo” giù non solo le sostanze nutritive, ma anche i pensieri, le idee, e le emozioni; per fare ciò dobbiamo scomporre i costituenti principali, accomodarli alle nostre strutture ricettive (per esempio i nostri modi di interpretare gli oggetti della realtà), e poi assimilarne le parti ‘buone’ e scartare le parti ‘cattive’. Questi processi avvengono sia in maniera coscia che subcosciente,  coinvolgendo sia il sistema nervoso che autonomo e financo gli apparati fisici che presiedono al trattamento di quanto ‘ingerito’. Il sistema digerente è deputato fra l’altro anche alla “digestione” delle emozioni e delle esperienze della giornata, ed è quindi soggetto anche alla somatizzazione di fenomeni di blocco dell’informazione per difficoltà a metabolizzare gli eventi,  che può portare al ristagno e conseguente blocco di esperienze mentali ed emozionali. Ciò può portare ad esiti funzionali che, unitamente ad altre concause (alimentazione scorretta, abuso di farmaci e sostanze voluttuarie, sedentarietà fisica, ecc.) a lungo termine producono malattie.

Una predisposizione psichica sul versante nevrotico o psicotico può  favorire l’insorgenza di malattie dell’apparato digerente, così come disturbi di tipo depressivo o ansioso possono predisporre il terreno del paziente verso un certo tipo di suscessibilità morbigena. Gli esempi precedentemente proposti costituiscono probabilmente solo una piccola parte delle interrelazioni  tra psiche e soma che possono essere alla base di un gran numero di patologie, di cui andrà meglio inquadrata l’eziopatogenesi a livello multicentrico (su diversi livelli),  al fine di cogliere meglio l’essenza del disturbo alla base dell’insorgere della patologia, e contribuire così ad interventi di tipo non solo curativo ma soprattutto di carattere preventivo.