IL DIALOGO CON SE STESSI - Approfondimento In evidenza

Set 14

Il dialogo con noi stessi? E cos’è? Avete già letto il primo articolo nel Blog? E allora cosa ne pensate? Perché abbiamo bisogno di dialogare con noi se siamo gli stessi noi che ci troviamo di fronte ogni mattina mentre ci guardiamo allo specchio per lavarci, truccarci o farci la barba? Già il fatto di usare la particella NOI è particolare se non inquietante. Noi chi? Io non vedo che me stesso. Ma allora IO sono io o io sono ME? Chi è il me? E il SE’? E il NOI che uso quando parlo con uno schierandomi con chi la pensa come me? Quando parlo come figlio chi sono in realtà? O quando parlo come fratello/sorella piuttosto che come genitore? O se sono solo un conoscente piuttosto che un amico? Ma chi sono dannazione! Uno nessuno o centomila? Quante anime abbiamo?

 

Ma è cosi complessa la nostra mente? Pare di si. A seconda della posizione che assumiamo in una conversazione il nostro cervello elabora un discorso apparentemente logico, ovvero dotato di una linea che lega le parole in modo non solo grammaticale ma anche perché acquisiscano un senso interno. Ciò spiega in modo in apparenza condivisibile ciò che lega le idee, tanto da far pensare che tali idee non solo siano dotate di un senso razionale ma siano anche verosimili e persino giuste. Pensate ai politici, che presto apprendono strategie ‘intelligenti’ atte a sostenere qualunque tesi che in quel momento il loro partito elabora allo scopo di difenderle e renderle condivisibili a chi li ascolta. In realtà non è cosi difficile: prova anche tu adesso. Assumi prima le conclusioni finali di un ragionamento e poi costruisci in base a dei dati singoli delle connessioni che possano spiegare il perché possa essere vantaggioso, logico o giusto arrivare alle conclusioni stesse. Poi fai la stessa cosa partendo dall’assunto opposto. Troverai delle considerazioni che vanno poste in evidenza a favore della tesi che stai abbracciando, e delle altre (che andranno taciute o neppure cercate) che vanno a sfavore. E’ tutta una questione di prospettiva, come diceva Einstein, a seconda di come o dove guardi potresti vedere un punto luminoso piuttosto che una scia luminosa, ma non preoccuparti, non cambia poi molto; stai in realtà vedendo la stessa cosa ma da prospettive o considerazioni, punti di vista diversi.

Quando si diventa genitori spesso si rivisitano le condotte dei propri genitori, e a volte si loda a posteriori la loro fermezza, scambiata al tempo per durezza, con cui ci hanno educato, importandoci valori, ideali e buon senso. Da genitori si capisce meglio come ragionavano i genitori, mentre da figli il mestiere è diverso, e spesso si pensa che i propri genitori non capiscano niente perché sono di un’altra cultura, mentalità, sono ormai superati. Molti genitori allora trovano il ripiego di sembrare adolescenti ai propri figli, esibendo magari anche dei simboli di status o dei segni similari (pearcing, orecchini, tattoo, fumando, bevendo o mangiando in modo magari poco ragionato). Ciò li metterà più in contatto con i propri figli? Ma è proprio detto che una parte del cervello dei nostri ragazzi non desideri essere contenuto o entrare in competizione positiva con i suoi genitori? Come? Una parte del loro cervello? Il cervello non è mica fatto a spicchi…. E a volte come mai allora entriamo in confusione con noi stessi, sicchè il giorno dopo pensiamo che fosse sbagliato ciò che pensavamo ieri? Beh, è una questione di prospettiva….