Scritto da Dott. Armando Gabriele

Psicoterapeuta sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, ipnosi, schema therapy, emdr. Esperto in disturbi psicosomatici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi di personalità.  

Studi in Orbassano, Asti, Torino

 

E SE JOKER AVESSE RAGIONE?

Guardando il film: “Joker: Folie à deux” del 2024 mi è venuto da pensare a quale disturbo psichico si riferisse il film, che al momento del processo si riferisce a Joker-Arthur come ad un individuo affetto da personalità multipla.

Il senso dell’intero film ‘gira’ intorno a questa possibilità, che il protagonista stesso sembra sfatare, lasciando nel finale (spoiler) la propria eredità ad uno psicopatico in grado di prendersi la scena e l’attenzione dell’opinione pubblica così come aveva fatto lui stesso uccidendo in diretta televisiva il conduttore del programma che lo aveva ospitato, anticipando il mezzo televisivo la curiosità della gente comune rispetto ad un uomo non comune.

Qualche giorno fa, alla manifestazione pro Palestina organizzata a Torino ad un anno dall’attacco di Hamas contro Israele che ha acceso nuovamente il conflitto in vasta scala in Medioriente, corteo peraltro non autorizzato dalla Questura e dunque illegale, tutti i mezzi audiotelevisivi hanno riportato l’audio di un manifestante che tra l’altro proferiva una frase presente in grande evidenza nel film precedente Joker del 2019, ossia “riprendiamoci la città”, in quel caso riferendosi a Gotham City.

Dicevo che ad un certo punto del film, l’uomo comune Arthur, quell’uomo sofferente per il suo passato e per il proprio senso di mediocrità che la vita gli aveva portato, decide di deporre le armi da super-eroe che il personaggio di Joker, nato peraltro dal tentativo di aiutare i bambini ammalati in ospedale nell’attività di clown therapy, aveva creato in lui e nella società che lo aveva magnificato, idolatrandolo.

L’obiettivo a mio avviso più interessante del film è il tentativo di spiegare come nel cuore dell’uomo vi sono due istinti (Freud docet) predominanti: quello dell’amore e quello della violenza, quest’ultimo ispirato dalla rabbia, dall’odio e dal risentimento. Questi ultimi peraltro i precursori della guerra in Medioriente prima ancora delle ragioni del diritto alla sovranità di ciascun popolo e i diritti acquisiti sui territori occupati.

Nel film Arthur rinuncia a lottare servendosi di Joker nel momento in cui si accorge che l’amore che gli è stato indirizzato era riservato al proprio alter ego e non a lui in quanto persona comune.

Ma servirsi consapevolmente di un alter ego (come avverrà quantomeno nella seconda parte del film) è indice di un disturbo di personalità multipla oppure di organizzazione di personalità istrionica ed antisociale?

Ritengo che se guardiamo al fenomeno sociale possiamo avvicinarci anche ai recenti e sempre più frequenti femminicidi, aumentati a mio parere di pari passo con l’aumento dell’attenzione mediatica. Nell’epoca dei social diventare un essere sociale riconosciuto e riconoscibile promette (fatuamente) il riscatto di molte frustrazioni accumulate, di risentimenti e sentimenti d’impotenza, d’indegnità e scarso valore personale. L’appropriazione dello status di carnefice come Joker fa nel film lo porta a sentirsi in carcere un uomo solo, disperato e dall’atteggiamento in buona misura catatonico, ma che decide di riscattarsi portando il proprio show in Tribunale e favorendo la crescita del caos sociale, spia di un malcontento generalizzato.

E tuttavia fa tutto ciò sotto la spinta dell’amore, della possibilità di costruire una piccola montagna d’amore credendo di essere stato riconosciuto come persona ed essere umano prima di tutto sensibile vessato da una vita di sofferenze e fallimenti. La maschera di joker è dunque riconosciuta funzionale a rivendicare la propria dignità di persona qualunque, ossimoro macchiavellico e patologico pur sempre umano nella sua illogicità... 

Scritto da Dott. Armando Gabriele

Psicoterapeuta sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, ipnosi, schema therapy, emdr. Esperto in disturbi psicosomatici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi di personalità.  

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NORMALITA’ O PATOLOGIA NEL FILM INSIDE OUT?

Nel film “Inside Out” ci si riferisce ad una bambina normale cresciuta all’interno di una famiglia con relazioni genitoriali sane, che ha potuto sviluppare uno STILE DI ATTACCAMENTO SICURO.

Qual è la differenza tra una persona normale ed un individuo traumatizzato con uno stile di attaccamento disregolato e con possibilità di sviluppare un disturbo/organizzazione di personalità oppure un disturbo somatico su base psicogena?

Tutte le persone vanno inclini in certi momenti a perdere il controllo dei nervi e quindi a manifestare comportamenti impulsivi di cui in breve si pentono. La differenza è nello spazio di latenza, cioè di tempo che intercorre tra i due momenti. Chi ha una personalità ‘normale’ o equilibrata si rende conto dopo pochi attimi di star esagerando ed essere usciti fuori dalle proprie modalità standard, rientranno così ‘in sé’ e riacquistando le proprie capacità, qualità, modi di pensare, sentire e soprattutto percepire emozionalmente ciò che accade nell’ambiente.

Scritto da Dott. Armando Gabriele

Psicoterapeuta sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, ipnosi, schema therapy, emdr. Esperto in disturbi psicosomatici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi di personalità.  

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Le persone gravemente traumatizzate spesso perdono in certi momenti parzialmente la loro capacità di essere persone, caratterizzate dalle proprie qualità caratteristiche e valori di riferimento, poiché la destabilizzazione emotiva (definita l’ombra dello tsunami dallo psichiatra americano Philip Bromberg) è talmente forte da travolgerli (come se si venisse sbalzati da una tavola da surf) da farli poi sentire dopo la fase dissociativa (spesso caratterizzata da stati di depersonalizzazione o derealizzazione) in balia di forze interne non controllabili.

Le strategie che il sistema psichico imposta di default vengono chiamate strategie o risposte di sopravvivenza. Si tratta di 5 tipologie...

Scritto da Dott. Armando Gabriele

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La dissociazione è un meccanismo attraverso il quale si sconnette il normale funzionamento di percezione di sé stessi e di ciò che ci circonda e lo sostituisce con l’innesco di una o più modalità tra quelle che contraddistinguono i disturbi di personalità.

E’ come se stessimo guidando la nostra autovettura e mentre cerchiamo di cambiare la marcia la frizione rimanesse incastrata in basso non permettendo di innestare alcuna marcia, né la precedente né la successiva. Nelle biciclette con due cambi a volte la catena stessa si stacca dai denti in cui si innesta quando inseriamo due cambi poco compatibili (per esempio uno adatto per la salita e uno per la discesa). Fuor di metafora, quando accade qualcosa che ci procura un senso di sconcerto perché non... 

Scritto da Dott. Armando Gabriele

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LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO VERSO I DISTURBI DELLA PERSONALITA’

In un precedente articolo scrivevo come le esperienze relazionali con i caregivers possono portare l’individuo a strutturare legami di attaccamento che secondo la teoria dell’attaccamento di John Bowlby sono di quattro tipi: sicuro, insicuro ambivalente (o ansioso resistente), insicuro evitante (o distaccato), oppure attaccamento disorganizzato. 

Nel caso di attaccamento sicuro le capacità di resilienza acquisite portano la persona a saper reggere le frustrazioni e considerarle come utili esperienze di apprendimento cui attingere nelle successive, con la capacità di godere delle esperienze risultate positive e ‘nutrienti’. 

Negli altri casi, il soggetto tenderà a ricercare un modello di strategia relazionale reputato utile sulla base di atteggiamenti reattivi e adattivi, sicché la personalità si baserà... 

Scritto da Dott. Armando Gabriele

Psicoterapeuta sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, ipnosi, schema therapy, emdr.

Esperto in disturbi psicosomatici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi di personalità.  

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I disturbi di personalità a mio modo di vedere possono essere manifestati dai soggetti in maniera rigida o più fluida. Cosa significa questo e in quali casi? 

Innanzitutto occorre precisare come tali disturbi insorgano in persone che non riescono a fronteggiare le proprie esperienze di vita in modo per loro soddisfacente né a sentirsi soddisfatti di sé stessi per ciò che vivono soprattutto in riferimento ai loro desideri e riuscita a livello individuale (essere bravo e divertirsi in uno o più sport o altre competenze), relazionali, di coppia (relazioni affettive amicali e sentimentali) o relazionali di gruppo (amicali e cooperative per es. sportive) o a livello di senso di affermazione scolastica o professionale. 

 Scritto da Dott. Armando Gabriele

Psicoterapeuta sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale, ipnosi, schema therapy, emdr. Esperto in disturbi psicosomatici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi di personalità.  

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Le persone che hanno vissuto una condizione di crescita traumatizzante (tra l’infanzia e l’adolescenza), colpite dunque da quello che i clinici chiamano “trauma complesso” oppure “trauma dello sviluppo” tendono a sviluppare con gli anni un disturbo della personalità. Tali disturbi, a seconda dell’intensità e pervasività nelle aree della vita (autonomia personale, interazioni sociali, area delle capacità lavorative, comprensione e rispetto di regole e norme) possono in caso di maggiore adeguatezza (i soggetti cosiddetti ad alto funzionamento) configurarsi maggiormente su un piano nevrotico, piuttosto che

Scritto da Dott. Armando Gabriele

Psicoterapeuta sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale. Esperto in disturbi psicosomatici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi di personalità.  Tecniche: ipnosi clinica, schema therapy, emdr.

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Bisogna spiegare al paziente che finché le sue parti traumatizzate avranno un grosso controllo sulle  esperienze che va a fare durante la giornata funzionerà in maniera limitata, più da individuo che la persona. Questo succede poiché il sistema sta rinunciando alla propria funzione della sensibilità. La sensibilità della persona deriva da un apparato sensitivo complesso che riceve informazioni dai cinque sensi fisici, dalla cenestesi (che rileva l’attività dei visceri interni e la loro attività vegetativa, sintesi delle sensazioni propriocettive e di movimento).

Scritto da Dott. Armando Gabriele

Psicoterapeuta sistemico-relazionale, cognitivo-comportamentale. Esperto in disturbi psicosomatici, disturbi post-traumatici da stress, disturbi di personalità.  Tecniche: ipnosi clinica, schema therapy, emdr.

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Ogni persona ha potenzialmente appreso ad attivare molte parti impulsive e reattive, in base a precedenti esperienze nelle quali ognuna di esse si era già innescata in un momento diverso della nostra vita. Ogni parte verrà ad essere cancellata e superata tutte le volte che effettueremo una scelta, un comportamento o un atteggiamento congruente rispetto a quel tipo di situazione, o tutte le volte che ci sentiremo in sicurezza e a nostro agio in quel tipo di situazione, per cui le parti così come vengono a costruirsi verranno anche a risolversi,  rilasciando i loro pesi nel momento in cui nella stessa situazione o nello stesso tipo di situazione verrà ad essere vissuta una sensazione diversa o un comportamento o atteggiamento diverso e più adeguato.

Scritto da Dott. Armando Gabriele

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Gli impulsi emotivi (cosi come le varie manifestazioni psicologiche) hanno spesso un intento protettivo e tuttavia tendono a sovrastare il funzionamento organizzato del  soggetto, che non riesce  così a riflettere, valutare correttamente la situazione ed a pensare ad una risposta attiva e proattiva. Attraverso l’impulso reagisce in modo stereotipato. Quando viviamo una situazione che non riusciamo a controllare o a gestire, di fronte alla pressione ad emettere una risposta opponiamo un impulso emotivo.

Si tratta dunque di una reazione che sostituisce il pensiero, la riflessione. E la capacità di valutazione dei pro e contro,

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