IL NARCISISMO DEI BAMBINI In evidenza

Mar 26

Nel numero di aprile anno 2015 della rivista ‘Mente e Cervello’ l’articolo di pag. 25 ‘Le origini nel narcisismo dei bambini’, si riporta quanto segue.

“ll narcisismo emerge fin dall'infanzia, in bambini sopravvalutati dai genitori: è quanto emerge da una ricerca pubblicata sui ‘Proceedings of the National Academy of Sciences. Malgrado la mole di studi sull'argomento, l'origine del narcisismo non è ancora stata chiarita, e attualmente si fronteggiano due modelli. Nella teoria dell'apprendimento sociale, si ritiene che un bambino abbia più probabilità di diventare narcisista quando i suoi genitori lo sopravvalutano, suggerendogli l'idea di essere speciale rispetto agli altri. Nella teoria psicoanalitica, invece, il piccolo narcisista ha origine da genitori che mancano di calore affettivo nei suoi confronti. […] Per verificare quale delle due ipotesi fosse la più probabile, Eddie Brummelman e i suoi colleghi dell'Università di Amsterdam, nei Paesi Bassi, hanno valutato  565 bambini olandesi di età compresa tra 7 e 11 anni, sottoponendoli, insieme a 705 dei loro genitori, ad alcuni questionari nell'arco di un anno e mezzo. Dall'analisi delle risposte è emerso che la sopravvalutazione da parte dei genitori era un elemento correlato al tratto narcisistico dei bambini, mentre non è risultato nulla di rilevante per la mancanza di calore nelle cure genitoriali” (articolo a cura di Carola Bimbi).

Credo che occorreranno ulteriori studi per chiarire un tratto di personalità così complesso da diventare in alcuni soggetti un disturbo di personalità vero e proprio. Che differenza c’è tra un tratto o uno ‘stile di personalità’ piuttosto che un ‘disturbo di personalità’? Lo stile di personalità è la tendenza verso atteggiamenti o comportamenti caratterizzati da inclinazioni o disposizioni che tuttavia si realizzano in taluni contesti e non in altri e non sempre, in ogni caso non in modo rigido. Il disturbo di personalità è una distorsione nel modo di pensare e di relazionarsi agli altri che si manifesta ogni qualvolta ci si sente di doversi difendere o prendere una posizione che contraddistingua la propria personalità ai propri occhi o a livello sociale.

Le due ipotesi sono sicuramente entrambe suggestive e molto diverse, e in linea di principio potrebbero al limite anche coesistere. Supponiamo genitori che danno per es. un’importanza spropositata ai propri figli a livello intellettivo pensandoli (come loro?) superiori agli altri per capacità di performance, pur incapaci di fornire un adeguato sostegno emotivo nonché cure affettive che rintraccino i reali bisogni del bambino. Oppure che li pensino capaci di precoce autonomizzazione  (e ciò può far comodo allo scopo di gestire più facilmente la propria vita o le proprie occupazioni)  pur divenendo più distratti e meno partecipi, e per questo le cure perdono di efficacia, specie se il figlio/i si rassegnano ad essere poco ‘visti’ e finiscono per negare anche a se stessi qualsiasi sofferenza per il senso di separatezza o scarsa vicinanza che avvertono.

In ogni caso, la conseguenza spesso è la stessa: il senso del proprio ME viene scossa. Cos’è il ME? E’ l’incontro tra il senso di noi stessi, del proprio SE’ e l’edificazione (solo in parte voluta e consapevole) di una percezione del proprio IO simile a come vorremmo essere, vederci ed essere visti. Se il senso del sé è poco piacevole la MENTE tende a mentire al proprio padrone, l’individuo, regalandogli una narrazione del proprio io che vada a compensare il proprio senso d’inadeguatezza percepito. Si controbilancia così una barca che rischierebbe di farci sentire dentro di noi poca autostima, poco stimati o stimabili dagli altri. Talvolta tali percezioni sono transitorie o passeggere, ma a volte giorno dopo giorno si cristallizzano in convinzioni di noi tanto fallaci quanto potenti e difficili da cambiare. Accorgersene può abbassare il tono dell’umore (fino a stati simil o francamente depressivi) o portarci a stati d’ansia anche in vista di situazioni relativamente tranquille. A volte la mente invece di inviarci segnali inopportuni ci ‘rincuora’ cercando di convincerci del contrario. Inizia così una vita rivolta a narrarci quanto siamo in gamba, capaci, migliori degli altri o semplicemente superlativi, così da nascondere e annullare qualsiasi possibilità di poterci sentire a disagio, inferiori agli altri o alle nostre aspettative.